DON CANTINI E GLI ALTRI: L'ELENCO DELLA VERGOGNA CHE FA TREMARE LA CHIESA

(nella foto il Vescovo Zenti assediato dai giornalisti subito dopo la notizia)
Articolo pubblicato su: www.arcigayverona.org/sito
Il numero è significativo ma accertare l’entità del fenomeno pedofilia nella Chiesa in Italia non è semplice !
giovedì 03 giugno 2010, da L'Unità
Nell'articolo è menzionato anche il caso veronese dell' "Istituto Provolo" ben noto alla Curia scaligera e regolarmente censurato sulla stampa locale.
Lo scorso 12 aprile un sacerdote di origini indiane che operava nella diocesi di Teramo è stato arrestato per violenza su di una bambina di 12 anni. I fatti sono accaduti il Natale scorso. Per la rapidità delle indagini è stata essenziale la piena collaborazione con gli inquirenti assicurata dal vescovo della città, monsignor Michele Seccia. Sono i primi effetti della linea “verità ad ogni costo” indicata da Papa Benedetto XVI nella sua lettera ai cattolici d’Irlanda. Si è chiuso uno dei tanti casi di pedofilia nella Chiesa. Dovrebbero essere circa 130 i casi registrati in Italia, compresi quelli ancora da accertare. È il dato fornito dagli avvocati dell’associazione “Caramella buona”. Il dato ufficiale fornito dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata e confermato dal presidente, cardinale Angelo Bagnasco è di cento casi negli ultimi dieci anni giunti all’esame del tribunale canonico. Non si sa però quale sia stato l’esito di questi procedimenti. Il numero è significativo ma accertare l’entità del fenomeno pedofilia nella Chiesa in Italia non è semplice. La realtà è fluida. Vi sono le denunce e i processi all’esame della magistratura ordinaria: i proscioglimenti, i patteggiamenti, i ricorsi in gradi superiore di giudizio. Ma questo crimine odioso lascia il segno nel profondo e non sempre le vittime hanno il coraggio di affrontare un processo. Dicono gli psicologi che hanno bisogno di un lungo periodo per affrontare il trauma subito e poterlo denunciare. Per questo qualsiasi dato numerico molto probabilmente rappresenta solo la punta di un’iceberg di dolore. Quel “Non si arriva alle cento unità su circa 70 mila tra sacerdoti e religiosi” può sino ad un certo punto rassicurare le tante famiglie italiane che affidano i loro figli alle strutture ecclesiastiche. Malgrado la testimonianza di rigore, abnegazione e servizio reso della stragrande maggioranza dei sacerdoti, il dubbio e l’incertezza hanno finito per insinuarsi. Se sino ad oggi ha prevalso la difesa del “buon nome” dell’istituzione da proteggere dagli scandali e quindi del sacerdote “paternamente protetto” dal suo vescovo, ora è finalmente la condizione della vittima a dover essere per prima considerata.
Questo vuole dire che vescovi e “superiori” di religiosi che vengono a conoscenza di abusi sessuali compiuti su minori, anche se non hanno l’obbligo della denuncia, sono tenuti a garantire la massima collaborazione con gli inquirenti, e ad aiutare le vittime e gli stessi autori dei misfatti a sporgere denuncia alle autorità civili. L’invito è anche a riconsiderare comportamenti concreti dei responsabili delle diocesi, sottovalutazioni se non addirittura vere e proprie coperture dei preti “molestatori” spostati in parrocchie dove non erano conosciuti e dove sono tornati a commettere i loro abusi. Vi sono pure stati sacerdoti sotto denuncia “invitati” a ritirarsi in convento. Vi sono case religiose e monasteri per questo, come le strutture di Trento, Padova e di Roma gestite dai Padri Venturini, impegnati al recupero e al sostegno dei sacerdoti in «difficoltà» anche psicologica. Dal dossier dalle associazioni a difesa dell’infanzia e sino al 2006 dall’agenzia Adista emerge un prevalente alone di omertà e silenzio, di scarsa collaborazione con le procure da parte delle diocesi.
Ne è testimone diretto e autorevole il magistrato «antipedofilia» Pietro Furno. Nei giorni scorsi ha confermato la denuncia resa già nel luglio 2002 al mensile del Paolini «Jesus». Niente sembra essere cambiato in questi otto anni. «È come la copertura che si registra nelle famiglie incestuose» aveva osservato. Nessuna denuncia, solo spostamenti: è il pericolo che si diffonde. Che le cose non stiano così lo attestano le cause in corso contro il clero che ha abusato. Con una novità, sulla scia di quanto è accaduto in modo clamoroso negli Usa e in Irlanda , in Germania e in Austria, gli avvocati degli “abusati”, iniziano a porre in modo esplicito il problema del “favoreggiamento” di vescovi e superiori di religiosi che pur sapendo o messi nelle condizioni di sapere, poco hanno fatto per impedire la prosecuzione degli abusi.
E’ stato esplicito l’avvocato Marazzita, legale dell’associazione «Caramella buona» che difende i giovani che hanno subito abusi da parte dell’ex parroco di Selva Candida don Ruggero Conti: ha annunciato l’ipotesi di incriminazione nei confronti di monsignor Gino Reali, vescovo di Porto Santa Rufina. È da lui che don Ruggero dipendeva. Il vescovo l’avrebbe «coperto» non prestando grande ascolto alle denuncie. Evasive le sue risposte ai magistrati. Ma questo non è l’unico caso di gerarchie ecclesiastiche chiamate a rispondere. L’avvocato delle vittime di don Marco Agostini, religioso della Congregazione degli Oblati di san Francesco di Sales, ex parroco a Torvajanica e a Pomezia accusato di abusi dal 1993 al 2002, condannato e poi morto suicida, hanno chiamato in causa l’attuale cardinal-vicario alla diocesi di Roma, Agostino Vallini allora vescovo di Albano. Vi è anche la causa contro la curia di Napoli, per la copertura data a padre Giovanni, accusato di abusi verso minori nel 1999. L’arcivescovo della città era il cardinale Michele Giordano. Lo ha semplicemente spostato di parrocchia, malgrado vi fosse una relazione di specialisti e psichiatri che evidenziavano il rischio che il religioso continuasse a commettere abusi su minori. Non è stato ascoltato l’invito a tenerlo lontano dai bambini.
Nel 2002, quando alla guida della curia vi era il cardinale Sepe, è stato nominato cappellano di un ospedale cittadino, con reparto pediatrico... Ma c’è addirittura il caso del vescovo che arriva a chiedere 200 mila euro di risarcimento per danni alla vittima di abusi, perché la sua denuncia, troppo eclatante e pubblicizzata, avrebbe danneggiato l’immagine della diocesi. Diocesi di Agrigento nel 2000 retta da monsignor Carmelo Ferraro. L’ormai maggiorenne Marco Marchese denuncia di aver subito attenzioni particolari e violenze quando dodicenne frequentava il seminario minore di Favara. Fa il nome del “molestatore”: don Bruno Puleo. Non viene creduto. Il religioso viene condannato e patteggerà la pena. Nel 2006 Marchese avanza la richiesta di risarcimento simbolico verso chi, ignorando le denunce, avrebbe consentito che le molestie continuassero su altri minori. Per risposta la curia della Valle dei Templi fa partire una contro denuncia con richiesta di 200 mila euro per i danni recati all’immagine della Chiesa locale. «Difendere i bambini e non la diocesi» risponde a quello che era il suo vescovo il giovane.
Altro caso, questa volta di solidarietà del vescovo verso il prete condannato: curia di Brescia e don Marco Baresi a cui nel maggio 2009 il tribunale di Brescia infliggerà una condanna di sette anni e mezzo. Dopo la sentenza il vescovo gli esprime solidarietà, gli augura possa dimostrare la sua estraneità ai fatti contestatigli. Ad Aversa, monsignor Mario Milano non si è sentito di esprimere alcuna solidarietà alla vittima degli abusi subiti ad opera di don Marco Cerullo, vice parroco a Casal di Principe, colto in flagranza di reato e non pare abbia aperto alcun procedimento canonico nei confronti del sacerdote. Ma vi sono pure i casi eclatanti nella loro aberrazione come quello denunciato all’Istituto per sordomuti «Antonio Provolo» di Verona, gestito dai religiosi della congregazione della Compagnia di Maria. Tra gli anni 50 alla metà degli anni 80 sarebbe stato teatro di centinaia di abusi.
Il reato è prescritto, ma gli autori degli abusi - preti e laici - sarebbero ancora lì. Le vittime hanno chiesto al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti il loro allontanamento. Non hanno ottenuto risposta. “Ai tempi non presentarono alcuna denuncia circostanziata – è la risposta - ma soli fatti generici”. Più noto è il caso del fiorentino don Lelio Cantini, fino al 2005 parroco della Regina della Pace, che abusò per anni (dal 1973 al 1987) di ragazzine della sua parrocchia.Ma solo dopo le ripetute denunce delle vittime nel 2007, malgrado la copertura della curia fiorentina dell’arcivescovo Antonelli e soprattutto del vescovo ausiliare monsignor Claudio Maniago, nell’ottobre 2008, oramai 85enne ,viene ridotto allo stato laicale con «l’obbligo di dimora vigilata in spirito di preghiera e penitenza».
Contro l’ex prete era stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Firenze. Altro caso: don Giorgio Carli condannato a 7 anni e mezzo e al risarcimento delle vittime. La pena è caduta in prescrizione, ma è rimasto l’obbligo al risarcimento. Considerato innocente dalla sua diocesi don Giorgio non ha subito alcun procedimento canonico e ha continuato a svolgere la sua attività nella valli dell’Alto Adige. Chiede le dimissioni del vescovo di Savona , monsignor Vittorio Lupi, il giovane Francesco Zanardi, uno dei due ragazzi gay che il mese scorso si è “sposato” a Savona. Copertura anche per don Mauro Stefanoni parroco di Laglio (Como), all’epoca dei fatti il suo vescovo era monsignor Alessandro Maggiolini (defunto) e i maggiori collaboratori in diocesi monsignor Oscar Cantoni, ora vescovo di Crema e monsignor Enrico Benetti. Ogni caso è a sé ma diverso è stato l’atteggiamento di monsignor Gualtiero Bassettii, vescovo di Arezzo nei confronti di don Pierpaolo Bertagna di Cortona (Arezzo), condannato a otto anni per aver molestato 38 bambini: lo ha sospeso a divinis. Il fondatore della Comunità Incontro di Amelia, Pierino Gelmini la riduzione alla condizione laicale ha dovuto chiederla lui stesso.L’elenco dei casi di pedofilia, che non vuole dire necessariamente di colpevoli certi, è lungo. In attesa che la Conferenza episcopale renda noto l’elenco dei sacerdoti sottoposti a procedimento canonico con sentenza definitiva e di quelli condannati in modo definitivo dalla magistratura italiana, ci si può limitare a un generico elenco delle diocesi coinvolte negli ultimi anni.
Nel 2004 ve ne sono stati a Forlì, Torino, Roma, Varese, Grosseto, Nuoro, Agrigento, Alessandria, Bari e Savona. Nel 2005 a Como, Cuneo,Arezzo e Napoli. L’anno seguente il 2006 a Roma, Ferrara, Lecce. Il resto è cronaca. L’aggiornamento non può che essere costante.

Stop Pedofilia Clericale a Verona - Foto della manifestazione contro la pedofilia clericale all'Istituto "Provolo" di Verona organizzata da Radicali e UAAR nel 2009 - http://picasaweb.google.it/arcigayveronablog/StopTheClericalPaedophilesAVerona#

Si è chiuso a Verona il Sinodo della CELI

Ulrich Eckert è il nuovo Vicedecano
05.05.2010

Roma, 5 maggio 2010 – La Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI), annuncia che si è appena conclusa l’assemblea annuale del proprio Sinodo, che quest’anno si è svolta a Verona.

Le decisioni principali assunte dal Sinodo, guidato dal 2008 dalla Presidente Christiane Groeben e dalla Vicepresidente Caroline von Hohenbühel, riguardano la conferma di Holger Milkau a Decano della CELI, la designazione a Vicedecano di Ulrich Eckert, Pastore della Comunità di Milano, e l’istituzione di una Commissione di Studio che produca una relazione sulla possibilità di benedizione delle unioni di vita, anche omosessuali, che comunque non può e deve essere confusa con l’ipotesi di una celebrazione nuziale.

Inoltre, durante il Sinodo è stato presentato il nuovo innario, il primo bilingue nella storia dei luterani in Italia, che riflette il valore della coesistenza della lingua e della cultura italiana e tedesca nella Chiesa Luterana in Italia ed è frutto di anni di lavoro per la scelta, la traduzione e l’armonizzazione di inni italiani e tedeschi di diversa tradizione (evangelici e cattolici).

Per quanto riguarda la designazione dei vertici della Chiesa per il prossimo quadriennio, la conferma del Decano Milkau, già in carica dal 2005, rappresenta un segnale di continuità con il cammino svolto dalla Chiesa negli ultimi anni: proseguirà con il prezioso aiuto del Vicedecano Ulrich Eckert, che subentra a Sebastian Zebe, recentemente rientrato in Germania alla scadenza del suo mandato alla guida della Comunità di Bolzano.

Il Decano Milkau e il Vicedecano Eckert si sono insediati nel corso di una cerimonia che si è svolta domenica nella Chiesa di San Pietro Martire, presso cui la piccola comunità luterana veronese celebra le sue funzioni, grazie a un accordo con la Diocesi cattolica di Verona che è frutto delle relazioni ecumeniche tra le due Chiese cristiane e del sentimento di amicizia e rispetto tra i loro rispettivi appartenenti.

“Ringrazio sinceramente il Sinodo per avermi voluto confermare alla guida della nostra Chiesa. Una decisione che accetto con orgoglio e che assolverò con grande senso di responsabilità e ancor maggiore entusiasmo di quello che mi ha accompagnato nel corso del primo mandato. Sono lieto che la mia rielezione coincida con una decisione in un certo senso storica per l’Italia, quale l’avvio di un percorso – per la prima volta da parte di una Chiesa - che potrebbe portare all’approvazione della benedizione delle unioni di vita diverse dalla famiglia classica. Un percorso non facile, ma da affrontare con serenità e coraggio e in cui conciliare gli aspetti pastorali e umani. ” commenta il Decano Holger Milkau.

Il Sinodo ha infatti deliberato l’istituzione di una Commissione che studi la possibilità di benedizione delle unioni di vita diverse dalla famiglia classica, ivi incluse quelle di tipo omosessuale (cfr. il testo della delibera ufficiale del Sinodo, nello specifico paragrafo del presente comunicato). Il provvedimento nasce dall’esperienza pastorale che porta quotidianamente a contatto con nuove e diverse forme di convivenza. Secondo la CELI, ogni Chiesa deve infatti assistere e sostenere le persone, anche nelle loro situazioni più difficili, e contribuire al superamento di ogni possibile forma di discriminazione sociale, marginalizzazione e isolamento.

“La Commissione non dovrà stabilire se essere favorevoli o meno a forme di convivenza non tradizionali o alle unioni omosessuali, ma semplicemente lavorerà per capire come operare per accogliere e rispettare realmente tutti, anche chi è diverso dalla maggioranza – continua il Decano Holger Milkau – Se il matrimonio, con il suo valore peculiare nella tradizione cristiana, non è equiparabile ad altre forme di convivenza, la Chiesa Luterana ritiene legittimo che persone che vivono un sentimento d’amore desiderino valorizzarlo con la benedizione di Dio, che non sarebbe comunque un’affermazione etica bensì pastorale-religiosa. D’altronde, al centro della convinzione evangelica del luteranesimo vi è l’ascolto della parola giustificante di Dio e il reciproco riconoscimento di chi vive percorsi di vita diversi.”

Da ricordare, infine, che il Sinodo di Verona è stato anche l’occasione per esaminare, discutere e approvare la rendicontazione dell’operato del Concistoro (organo governativo della CELI) e il gemellaggio con le Chiese di Slovenia e Ungheria, nonché per ascoltare le relazioni sulle attività promosse o partecipate dalla CELI e/o dalle singole comunità: la casa editrice Claudiana, la Scuola a Santa Maria La Bruna, il Centro Idelmo Poggioli, il progetto culturale diffusioneteatro, il centro ecumenico di studi Centro Melantone e altri ancora.

Il testo della delibera ufficiale del Sinodo sulle unioni di vita.

Riguardo ad una benedizione pubblica per persone che vivono in una comunione di vita particolare, il Sinodo si attiene alla delibera di Brescia 2003/XIV.

Il Sinodo intende la delibera come segue:

Le coppie dello stesso sesso che vivono in un legame vincolante di convivenza sono accompagnati come qualsiasi altro membro di chiesa.
Per queste coppie può esservi anche un culto di benedizione.
Il culto si differenzia nella forma liturgica dal matrimonio.

Il sinodo incarica un gruppo di lavoro per il confronto su questo tema nelle comunità allo scopo di formulare una presa di posizione

Il gruppo di lavoro deve essere costituito da almeno una/un pastora/e della CELI, una/un umanista, una persona che viva un rapporto omosessuale ed un membro della conferenza dei presidenti.

Le comunità sono parte attiva in questo processo di elaborazione e sono pregate di darne riscontro entro la fine dell’anno 2010, affinchè il gruppo di lavoro possa tenere una relazione provvisoria al sinodo 2011.

I luterani italiani aprono le porte ai gay

Pubblicato da joker569
In Italia, la Chiesa Luterana ha deciso di fare un passo avanti che né la chiesa cattolica, né la corte costituzionale hanno voluto fare. La chiesa luterana ha fatto sapere che benedirà anche le coppie omosessuali. Nel comunicato rilasciato nei giorni scorsi, si spiega come siano sempre più presenti le nuove forme di convivenza. Per questa ragione la Chiesa ha deciso di dare il aprirsi nei confronti della comunità gay.
“Per quanto riguarda la benedizione delle unioni di vita - che non può e non deve essere confusa con una celebrazione nuziale - la Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi) intende iniziare un processo di riflessione sulla realtà delle unioni di vita differenti da quelle della famiglia classica”, si continua a spiegare nel comunicato.

In Italia sono circa settemila i luterani che appartengono al Celi, e la scelta di benedire le coppie omosessuali segue quella fatta nei giorni scorsi nella Chiesa luterana americana, quando l’ELCA aveva dichiarato: “Le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer non saranno più considerate con ripugnanza, ma sarano benedette come membri della chiesa a tutti gli effetti”.

Un bel passo avanti da parte della Chiesa (luterana), che coinvolge anche l’Italia e che fa sempre piacere!

COMUNICATO di Arcigay ed Arcilesbica Verona:

Dai Luterani una lezione importante

“Ci rallegriamo che la Chiesa Luterana abbia deciso di mettersi in discussione seriamente sul tema del’amore omosessuale: gay e lesbiche cristiani hanno da oggi un motivo in più per onorare Cristo frequentando altre Chiese da quella cattolica.” E’ il commento di Michele Breveglieri e Luigia Sasso, di Arcigay e Arcilesbica di Verona, sulla decisione assunta dai Luterani in merito alle unioni omosessuali. “Nei giorni scorsi non abbiamo voluto commentare il teatrino tra la curia e il folcloristico Ruggiero, ma è evidente che il confronto con la laicità e con l’amore concreto di tutti i fedeli, eterosessuali o omosessuali che siano, è il banco di prova storico su cui si misura anche il faticoso procedere sulla via dell’ecumenismo, dato che sulla questione omosessuale la Chiesa Cattolica scivola e arranca sulla propria miopia quando gli altri decidono di vedere”. Per gay e lesbiche questo è anche il periodo giusto per fare anche qualche ragionamento in più. “Io per esempio da anni verso il mio Otto per Mille alla Chiesa Valdese – dice Breveglieri, Presidente di Arcigay - che, a differenza della Chiesa Cattolica, riserva già da tempo alla persona umana, eterosessuale o omosessuale che sia, uno sguardo e un amore concretamente laico, oltre a non trattenere un euro per il sostentamento del proprio clero. Chissà se presto anche i luterani saranno altrettanto in grado di suscitare la mia fiducia e quella dei cittadini gay e lesbiche, cristiani o non credenti che siano.”

Michele Breveglieri - Presidente Arcigay Pianeta Urano Verona

Luigia Sasso - Presidente Arcilesbica Juliette & Juliette Verona

Per contatti: 347.8829349 (Michele Breveglieri)

Arcilesbica: I PEDOFILI NON SONO OMOSESSUALI, SONO PEDOFILI!

Comunicato stampa - ArciLesbica - 13 Aprile 2010

BERTONE, DICHIARAZIONI VIOLENTE E INGANNEVOLI. I PEDOFILI NON SONO OMOSESSUALI, SONO PEDOFILI!

Con profonda indignazione leggiamo le dichiarazioni del cardinale Bertone: associare la pedofilia all’omosessualità è un falso che va contro ogni prova scientifica, sociologica e storica.
I pedofili sono maschi adulti che con la violenza e l’inganno abusano dell’innocenza di bambine e bambini, si approfittano dell’ingenuità di adolescenti maschi e femmine.
I pedofili agiscono di nascosto, spesso protetti da luoghi (come le mura domestiche, gli oratori)
e ruoli (padre, zio, fratello, istruttore) che abitualmente si considerano rassicuranti.

I pedofili non hanno nulla a che fare con lesbiche e gay, cioè con persone che pacificamente e apertamente amano altre persone adulte e consenzienti.
I pedofili non sono omosessuali, sono pedofili!

Dichiarazioni violente o ingannevoli vengono utilizzate per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dagli eventi gravissimi che stanno emergendo in queste settimane: si parla di “chiacchiericcio”, si danno responsabilità alla “lobby ebraica”, si linciano gli omosessuali: qualsiasi cosa pur di minimizzare i comportamenti pedofili di ecclesiastici di alto rango che rafforzano sempre più l’ipotesi di un sistema in cui l’abuso sessuale è prassi.

Ricordiamo al cardinale Bertone e a tutte le gerarchie ecclesiastiche, che si stanno chiudendo a riccio a difesa del marcio che c’è nella propria istituzione, che non risultano nei luoghi della comunità gay e lesbica, italiana e internazionale, fatti di pedofilia.
Al contempo invitiamo le famiglie italiane a ritirare i propri figli da oratori, collegi e seminari: si stanno dimostrando luoghi piuttosto pericolosi!

Francesca Polo
Presidente nazionale ArciLesbica

Carla Corsetti: Nella scuola di mio figlio non deve esserci il crocifisso Frosinone (Ceprano)

Comunicato Stampa
«La sottoscritta genitrice/difensore inoltrava al Dirigente Scolastico dell'Istituto Comprensivo di Ceprano l'invito alla immediata rimozione del crocifisso nell'aula frequentata dal proprio figlio, sostenendo che: la predetta affissione è in violazione dei principi di laicità sanciti dalla Costituzione ed inoltre che l'esposizione di un simbolo di morte non è compatibile con i principi di civiltà democratica cui intendo educare mio figlio». È quanto si legge nel ricorso che l'avvocato Carla Corsetti ha notificato a Mariastella Gelmini, Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, e al Dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo Statale di Ceprano.
''Il TAR del Lazio, Sezione Distaccata di Latina '' commenta Corsetti ''dovrà decidere se l'Istituto Comprensivo di Ceprano ha posto in essere o meno un grave atto discriminatorio contro il minore in violazione dei principi costituzionali, in violazione dei principi della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali e infine in violazione della sentenza della Corte Europea del 3.11.2009.
Stiamo anche valutando la responsabilità del Dirigente e dei componenti del Consiglio di Istituto per la violazione dell'art.3 della Legge 654/1975 che punisce con la reclusione sino a tre anni chi commette atti di discriminazione per motivi religiosi. ''Vorrei ricordare'' aggiunge l'avv. Corsetti “che la Corte di Cassazione ha assolto il giudice Luigi Tosti in relazione all’accusa di omissione di atti d’ufficio per essersi rifiutato di tenere udienza nelle aule in cui il crocifisso era esposto, e in quella sentenza la Corte ha premesso che l’udienza si era svolta in un’aula priva del simbolo confessionale”. La battaglia di laicità intrapresa dall’avv. Carla Corsetti è rilevante sotto molteplici aspetti perché Corsetti, oltre ad essere avvocato e madre del minore discriminato, è il Segretario Nazionale del partito Democrazia Atea http://www.democrazia-atea.it/ . In attesa che la Grande Camera deliberi sul ricorso promosso dal Governo italiano contro la sentenza che dava ragione ai coniugi Albertin-Lautsi, l’avv. Corsetti aggiunge un altro tassello a questa importante battaglia di civiltà: “Se è vero che per i cattolici il crocifisso è simbolo di tolleranza, lo dimostrino e accettino di viverlo nel privato senza imporlo con prevaricazione a chi non condivide la stessa simbologia”. Il documento del ricorso di Carla Corsetti è pubblicato sul sito di Democrazia Atea ed è a disposizione di tutte quelle famiglie costrette a subire la stessa violazione.

Richiedi il word del Ricorso di Carla Corsetti per la rimozione del crocifisso nella scuola. Richiedi i PDF del Programma Politico e il Volantino di Democrazia Atea.
Partecipa alla campagna di tesseramento: http://www.democrazia-atea.it/

Vedi e ascolta le interviste a Carla Corsetti Segretario Nazionale di Democrazia Atea, sul Canale video: www.youtube.com/user/democraziaatea

Ratzinger alimenta omofobia e sessismo


[leggi tutto qui]
11/01/2010 - Ufficio stampa ArcigayAncora una volta Joseph Ratzinger non perde l’occasione di scagliare il suo odio nei confronti delle persone e delle coppie omosessuali, alimentando così un clima di odio omofobico e una cultura sessista che non riconosce la pari dignità tra le differenti identità delle persone.

SEGNALAZIONE!

Volevo segnalare questo SITO
e le improbabili esternazioni del criminologo Bruno sull’omosessualità. Vi sembra mai possibile che un medico parli in questo modo?
Francesco Bruno su Pontifex: l’omosessualità è patologica [leggi tutto qui]
by Chiara Santi
SEGNALAZIONE
Testo DELL’INTERVISTA A FRANCESCO BRUNO DI PONTIFEX.ROMA.IT
Ha ragione il cardinale Barragan: l’omosessualità é una patologia e gay si diventa, non si nasce. Si tratta di un disturbo che distacca l’uomo dalla norma. La sessualità serve principalmente alla riproduzione.....
PARERE DELLA DOTT.SSA PAOLA BIONDI.....
Leggo con sconcerto sul sito Pontifex, di chiara matrice cattolica, un articolo che presenta le idee dello psichiatra Francesco Bruno in merito all’omosessualità....
http://www.psicologiagay.com
COMMENTO REDAZIONALE ....

Mary Glasspool, lesbica, vescovo episcopale di Los Angeles

RAINEWS24. San Francisco, 06-12-2009
Una gay e' stata nominata vescovo ausiliario dalla diocesi episcopale di Los Angeles. La decisione, che deve essere ratificata dalla chiesa nazionale, rischia di scatenare nuove polemiche nella comunita' anglicana sulla questione esplosiva del clero omosessuale.
Mary Glasspool, 55 anni, di Baltimora, e' la prima omosessuale dichiarata a diventare vescovo episcopale dal 2003, quando la nomina di Gene Robinson del New Hampshire spacco' gli episcopali e favori' lo scisma di alcune congregazioni e 100mila fedeli confluiti in una nuova chiesa nordamericana.
A luglio la Chiesa episcopale, che conta due milioni di fedeli, aveva revocato la moratoria sulla nomina di vescovi gay, con un gesto conciliatorio verso l'ala progressista.
"Sono molto eccitata per il futuro di tutta la Chiesa episcopale e vedo per la diocesi di Los Angeles un ruolo guida verso il futuro", ha dichiarato la Glasspool. Figlia di un prete episcopale, indossa l'abito talare da 27 anni.Una gay e' stata nominata vescovo ausiliario dalla diocesi episcopale di Los Angeles. La decisione, che deve essere ratificata dalla chiesa nazionale, rischia di scatenare nuove polemiche nella comunita' anglicana sulla questione esplosiva del clero omosessuale.
Mary Glasspool, 55 anni, di Baltimora, e' la prima omosessuale dichiarata a diventare vescovo episcopale dal 2003, quando la nomina di Gene Robinson del New Hampshire spacco' gli episcopali e favori' lo scisma di alcune congregazioni e 100mila fedeli confluiti in una nuova chiesa nordamericana.
A luglio la Chiesa episcopale, che conta due milioni di fedeli, aveva revocato la moratoria sulla nomina di vescovi gay, con un gesto conciliatorio verso l'ala progressista.
"Sono molto eccitata per il futuro di tutta la Chiesa episcopale e vedo per la diocesi di Los Angeles un ruolo guida verso il futuro", ha dichiarato la Glasspool. Figlia di un prete episcopale, indossa l'abito talare da 27 anni.
pubblicato: da Robo in: Camp Attack Lesbo e altre catastrofi Vaticanerie
Mary Glasspool, pastora cinquantacinquenne, è stata eletta vescova (mi si perdoni il neologismo) della chiesa episcopale statunitense. Ha ottenuto 153 voti tra il clero e 203 tra i laici riuniti alla convenzione annuale, raggiungendo, così, la maggioranza dei suffragi. L’elezione dev’essere ratificata dalla gerarchia della chiesa episcopale e, se ciò avverrà, Mary sarà consacrata vescovo nei prossimi mesi.
La neo-eletta – figlia di un pastore episcopaliano, pastora da ventisette anni e dal 1988 in coppia con la sua compagna – si è detta molto molto eccitata per il futuro di tutta la Chiesa episcopale e vede per la diocesi di Los Angeles un ruolo guida verso il futuro. Nel corso dell’estate la chiesa episcopale aveva affermato di essere pronta ad accettare nelle loro fila un clero composto da gay e lesbiche.
Nella chiesa episcopale c’è già Gene Robinson che è vescovo e dichiaratamente gay. In Europa abbiamo Eva Brunne, lesbica, vescova luterana a Stoccolma.

La Lega...Un partito che sa come difendere i valori cristiani! :)

Leghista fa volantinaggio pro crocifissoma poi litiga e bestemmia
E' accaduto a Genova. E' dovuta intervenire la Digos per dividere i due contendenti. Tensione anche con il sindaco
GENOVA (27 novembre) - Diffonde volantini per chiedere il mantenimento del crocifisso nelle classi, litiga con un passante, perde la pazienza e si abbandona a una serie di bestemmie. E' accaduto a Genova dove attivisti della Lega Nord hanno organizzato in piazza De Ferrari un gazebo per raccogliere firme per il mantenimento dei crocifissi nelle classi (messo in dubbio da una recente sentenza della Corte di Strasburgo). La giornata è stata segnata anche da una lite tra il segretario provinciale leghista Edoardo Rixi e il sindacoMarta Vincenzi accusata di essere «molto legata alla comunità islamica». Sono intervenuti anche manifestanti dei centri sociali che hanno intonato cori contro la Lega. Cronaca del litigio. Idee discordanti sul crocifisso a scuola, un litigio, un'attivista della Lega, sui cinquant'anni, dà uno spintone a un uomo sui 60 anni. Altri attivisti cercano di dividere i due uomini, ma a quel punto il leghista ha perso il controllo e ha iniziato a urlare bestemmie tra lo stupore dei passanti. Sono intervenuti due agenti della Digos ai quali l'uomo ha spiegato di aver agito così perché da poco aveva perso il lavoro e l'altro gli aveva detto di «andare a lavorare».
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=82109&sez=ITALIA
La sede di Arcigay Pianeta Urano (VR) e Arcilesbica (VR) si trova in Via gela , 9 ( Borgo nuovo ) - è aperta tutti i Martedì e Venerdì dalle ore 21 in poi. Contatti : 346.9790553 dalle 18 alle 22 (per i gay) 349.3134852 (per le lesbiche) info@arcigayverona.org OPP. verona@arcilesbica.itper avere informazioni iscriviti alla NEWS LETTER ed ALLA NOSTRA MAILING LIST